di M. Calamari - C'è una sola parola per definire tutto
questo. Una sola parola: e può anche fare paura. Tutto dipende dalla fiducia che
si ripone nel social network in blu
Roma - Prologo:
Giornalista: "Sui vostri server voi salvate qualsiasi
informazione che sia mai stata inserita in Facebook,
indipendentemente da fatto che sia cancellata, deselezionata
o altro?"
Dipendente di Facebook: "Questo a oggi è essenzialmente
vero. L'unico motivo per cui stiamo cambiando questa
situazione sono le prestazioni del sistema."
Le due frasi sono l'inizio di
un'intervista "anonimizzata" ad un dipendente di Facebook
apparsa pochi giorni fa su Rumpus.net, una giovane,
peculiare e solitamente ben informata rivista telematica
newyorchese.
La lettura dell'articolo completo, che sono stato tentato di
riportare qui, è fortemente consigliata a tutti, ma in
particolare a coloro che si sono posti delle domande su
Facebook ma non hanno avuto il tempo o la pazienza di cercare
delle risposte.
Per riassumere, nell'intervista si parla di:
- l'esistenza di una master password per qualsiasi
account di Facebook;
- impiegati licenziati per aver abusato dell'accesso agli
account;
- il vero numero e le abitudini più strane degli utenti di
Facebook;
- numero, dimensioni e caratteristiche dei datacenter;
- future evoluzioni tecnologiche della piattaforma (HyperPHP);
- peculiarità ed abitudini degli sviluppatori;
- l'immenso database di immagini che Facebook sta
accumulando.
Ma la notizia più importante, riferita testualmente
nell'intervista, ma che permea anche ogni singola parola e
fatto riferito, è che tutto, tutto, quello che un
utente fa o carica su Facebook viene memorizzato
permanentemente, permanentemente, in una struttura di
database facilmente ricercabile e di cui vengono
frequentemente salvati snapshot ed effettuate
repliche tra i datacenter.
Ora, è chiaro anche a chi non sia addentro alle abitudini ed
alle tecniche giornalistiche che l'intervista è adattata e
manipolata per renderla anonima ma mantenerne realismo e
contenuto. Il nome dell'intervistatore è probabilmente uno
pseudonimo, e alcuni dettagli riferiti, che permetterebbero a
Facebook di identificare facilmente l'impiegato, anzi
l'impiegata ciarliera, sono con grande probabilità
deliberatamente falsificati a questo scopo.
L'intervista è stata quasi
istantaneamente
commentata da moltissime altre riviste e blog, due tra
tutti TechCrunch e Cnet. A quest'ultimo
Larry Yu, un portavoce di Facebook, ha rilasciato questo
commento ufficiale:
"Questo articolo contiene il tipo di imprecisioni e
distorsioni che ci si possono aspettare da qualcosa arrivata
da fonti anonime, e noi le lasceremo in questo
stato".
È interessante che non abbia dichiarato, usando termini
altrettanto aziendalisti ed ufficiali, qualcosa che potesse
riassumersi con un più diretto "Sono tutte balle dall'inizio
alla fine".
Alcuni fatti riferiti, come le future evoluzioni del sito,
diverranno per forza pubblici in pochi mesi, e questo potrà
essere un'ulteriore conferma dell'autenticità dell'intervista.
Però non voglio addentrarmi in un territorio a me poco
"familiare" come Facebook, di cui conosco le tecnologie ma su
cui ho operato solo indirettamente e/o dietro le quinte (è
vero che trovate due miei omonimi su Facebook, ma nessuno dei
due sono io).
Ognuno, se vorrà, potrà formarsi la sua opinione e trarne le
debite conseguenze: a me appare chiaro che astenersi dalle
comunità sociali, e in particolare da Facebook, permetta di
"disconnettere" uno dei maggiori "Grandi Fratelli" di questa
Rete sempre più impicciona e pericolosa.
Mi colpisce come una mazzata e suscita un forte eco nei miei
pensieri il candore di un commento dell'intervistato:
"(...) è tutto memorizzato in un database. Letteralmente
tutto. I vostri messaggi sono memorizzati nel
database, che siano cancellati o meno. Quindi basta
interrogare il database per esaminarli facilmente, senza
nemmeno dover entrare nel vostro account. Questo è il fatto
che la maggio parte della gente non riesce a capire".
Proprio vero, lo grido da dieci anni e chiamando tutto
questo con il suo vero nome: "data retention".
Voi utenti o famuli di Facebook, riuscite a capirlo?
Marco
Calamari
Lo
Slog (Static Blog) di Marco Calamari
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[fonte: Punto Informatico]