Facebook Connect consentirà agli utenti di “saltare” da una
community all’altra con un unico account. Cosa significa tutto questo?
Soprattutto un maggior controllo delle nostre attività on line. A beneficiarne
sarà, in particolare, l’advertising. E noi?
Facebook Connect. Di questo passo
finiremo per identificare il web, tutto il web, con i social media. Non stiamo
parlando solo dell’esperienza della Rete: questa già coincide in gran parte con
la navigazione di reti sociali e per molti utenti alle prime armi
Facebook e MySpace “sono” Internet.
A cambiare sono soprattutto le basi del
vivere la Rete e della propria identità
on line. Sì perché dopo tre o quattro anni in cui si è fatta strada
l’idea di un web privo (o quasi) di intermediari tra utente e contenuti, ora si
procede alla ricerca di un nuovo ordine per il
2.0. Come? Ci si aggrega in macrosistemi, qualcosa di simile agli
hub aeroportuali, e da
lì si orientano le flotte verso gli scali secondari.
Questa almeno è la riflessione che emerge leggendo di Facebook
Connect, nuovo servizio che consentirà ai membri della community l’accesso a
siti terzi come Digg,
Hulu, oppure a portali di informazione tra cui
Cbs.com. E tutto con un unico login.
Già dai prossimi giorni, infatti, indirizzo e-mail e password inseriti in
Facebook potranno essere utilizzati anche per entrare nei siti divenuti partner,
tra cui – oltre a quelli già citati – ci sono il
San Francisco Chronicle, Discovery
Channel oppure Geni. Allo stesso tempo,
tutte le attività on line verranno riportate sulla bacheca di Facebook: così,
saranno possibili esperienze di navigazione e condivisione incrociata, tra cui
segnalare ai propri contatti un video ospitato da Hulu, guardarlo assieme e
commentarlo in tempo reale su entrambe le piattaforme.
Al di là delle ricadute più immediate in termini di
user experience, le conseguenze sono
evidenti. Da un lato Facebook amplifica a
dismisura le possibilità di interazione e si configura come modello per
l’interazione sul web. Dall’altro il fatto di
vincolare la gran parte del traffico utenti all’interno del nuovo hub
(social network più portali esterni) spingerà
molti siti non propriamente social a cercare un ruolo in questa partita.
L’account Facebook come passaporto digitale per
la Rete. Di fronte a questa possibilità non sfugge il fatto che ciò
implica un maggior controllo delle nostre
attività on line. A beneficiarne sarà soprattutto l’advertising on line,
da oggi in condizione di tracciare con ancora maggior accuratezza tutti i nostri
spostamenti e le nostre azioni.
Oltre a ciò, la progressiva “apertura” dei social network a
siti esterni (di fatto declassati al rango di applicazioni terze) finirà per
amplificare anche i problemi di privacy,
almeno in senso lato. Parliamo della possibilità, oggi assente, di ordinare i
nostri amici secondo criteri specifici, assegnando loro priorità e diritti di
accesso diversi al nostro stream di informazioni. Allo stato attuale
sfera privata e professionale si sovrappongono
pericolosamente e finiscono col generare diversi motivi di imbarazzo. Non
è difficile pensare che, nei prossimi mesi, questa tendenza sarà in forte
crescita, complice anche la disinvoltura
con cui si pubblicano on line informazioni che nella vita di ogni giorno mai ci
sogneremmo di condividere con conoscenti o colleghi.
Un efficiente filtro in grado di organizzare, proteggendoli,
i diversi ambiti della nostra vita. Dovrebbe essere questa la “next big thing”
delle reti sociali, e non la semplice portabilità dei dati su
piattaforme diverse.
[fonte: Mytech.it]